domenica 16 settembre 2012



E' dura, durissima!
L'unica e' arrivare lucidi in area di rigore e puntare Pique ammonito e Ramos che e' nervoso ...
Concentriamoci



Notte tranquilla al  Puez,  nonostante i due gnomi siamo stati fatti accomandare assieme a tanti altri Tromboni Umani e nonostante anche un tentativo di osservazione astronomica nel cuore della nostra notte (le 23...) per cercare di interpretare i segni delle stelle per la giornata di oggi, abbiamo riposato sufficientemente.
Ieri sera a cena abbiamo parlato un po' con i due Israeliani e con una signora norvegese, sulla 60ina ( o forse è più giovane e li porta male, ma più probabile sia più vecchia e li porta bene...vabbè chssenefrega...). I due sono in giro da soli per festeggiare i loro 40 anni, uno dei due ci ha tenuto un paio di volte a farmi capire che è sposato, ha dei figli e non è gay... Tra l'altro è un allergologo che ha studiato a Boston e così abbiamo modo di commentare i motivi per cui Luca si deve accontentare di una salsiccia schifosa e di un cesto di pane... La signora del rifugio non si è fidata di dargli la pasta perché la cuoce nella stessa acqua dei canederli, che hanno l'uovo! La norvegese invece fa la guida ed è stata 26 volte da queste parti. Lei è di Oslo, ma mi racconta che ha vissuto 7anni a Bergen quando cerco un aggancio a quel pochissimo che so della Norvegia.
Ci alziamo verso le 6.30, richiudiamo nelle sue vesti l'Orco Zaino che, come tutte le sere, appena arrivato in camera (non importa se è un camerone) esplode dalla rabbia di aver perso la partita che gioca assieme alla Strega Rinuncia...
Colazione frugale, pane, burro, miele e marmellata e poi si parte. Mi sa che, nella fretta, non abbiamo neanche fatto una foto ricordo col cappello a punta. O forse si, vedremo...
Prendiamo per il sentiero 2 che, nel primo tratto si accomuna con altri che scendono a Selva. La si vede laggiù in fondo. È tutto un sali e scendi accidentato, rocce calcariche e biancastre che presentano chiari segni di un lontanissimo passato vissuto in bella posa sulla riva di un mare tropicale frequentato da famiglie di dinosauri. Mi sembra sempre di riconoscerne le orme, magari lo sono davvero, almeno alcune.
Arriviamo alla prima forcella, del Ciampei, senza troppe sofferenze, accompagnati dai continui fischi delle marmotte (che però non riusciamo ad individuare) e dall'immensa fioritura di ogni tipo che mi riprometto di fotografare per inserirla in un apposito capitolo nel libro degli gnomi.
La seconda Forcella, de Crespeina, proprio sopra un minuscolo lago che porta lo stesso nome è un po' meno simpatica e la terza, proprio in mezzo al massiccio del CIR ci massaggia un po' le gambe.
Da lì scendiamo per un sentiero accidentato e molto frequentato nel verso opposto soprattutto da turisti americani in canottiera e scarpe da tennis fino al Passo Gardena.
Le strade sono chiuse al traffico per un giro ciclistico che ha portato su queste strade 15000 ciclisti (me l'ha detto la norvegese, non so se sia vero...)
Breve sosta al rifugio per un po' di bevande e un panino e poi reimbocchiamo l'Altavia che sale tortuosa e continua prima in mezzo ai prati e poi costeggiando le sgranate pendici del Maestoso Sella.
È bello riconoscere le piste da sci che di inverno, di solito percorriamo. Oddio, io non le riconosco né adesso né di inverno, ma almeno sto al gioco e faccio a finta.
Al rifugio giù al passo avevamo incontrato i due ragazzi (tutti i 40enni facciano la ola...) che ci hanno detto che stasera l'allungheranno fino al Piz Boe, perché le due ore per il Pisciadu sembrano troppo poche.
In effetti, guardando la cartina, la strada diretta, quella segnata prima 666 poi di nuovo 2, non sembra così lunga. Motivo in più per provare la Variante della Ferrata Brigata Tridentina.
La cosa, aleggiava tra di noi dopo il successo di ieri nell'incontro con la Fata Ferratina.
Quando ci troviamo al bivio per la Ferrata, non abbiamo un attimo di esitazione. Si fa. Non serve neanche chiedere...
Il sentiero 29 che porta alla ferrata, si avvicina ad una splendida cascata. Prima di partire ne approfittiamo per riempire le borracce.
Un sacco di gente, nel frattempo arriva. Alcuni sono attrezzati di tutto punto, altri un po' più sciolti, senza caschetto o con scarpe leggere.  Quasi tutti, almeno all'attacco, usano un solo moschettone. Una cosa da non fare assolutamente, ma tanta disinvoltura ci porta a pensare che, in fondo in fondo, non sia così difficile.
Dobbiamo ricrederci quasi subito. Un po' per l'Orco Zaino che si vuole vendicare della sconfitta di ieri, un po' perché alcuni passaggi richiedono veramente sforzi atletici con tutti i muscoli del corpo, ad un certo punto, non so come, l'Orco Zaino e l'Orco Lopez ( che oggi mi ha colpito duramente almeno un paio di volte) si trovano in compagnia di una serie di altri Orchi, meno ortodossi che iniziano ad accompagnare ogni cambio di tratto di corda...
Guardando giù lo spettacolo e emozionante, in alcuni tratti, veramente esposti, evito proprio di farlo, ma in altri dove ti puoi ancorare bene e tirare il fiato, mi emoziona l'idea di essere lì appeso ad un filo, come si dice...
Passo dopo passo, usando come aiuto la levigatura dei sassi consumati da migliaia di escursionisti nei passaggi precedenti (mi viene in mente, non so perchè la tetta della statua di Giulietta, sia quella di Verona che di Monaco e Chicago hanno la tetta destra levigata da chi crede che lo strusciamento porti fortuna) e acrobatando in qualche passaggio più delicato soffriamo la lunghezza di questa tratta. Sembra proprio non finire più! Ad ogni punto che sembra preludere alla fine ne segue un altro di pendenza maggiore!!! Duri e decisi, ma un po' sofferenti (soprattutto per gli scherzi dell'Orco Zaino) arriviamo alla fine del primo tratto. Ci sdraiamo proprio vicino ad un lembo di neve ancora intatto sotto il quale passa il ruscello che dà origine alla cascata sottostante.
Di fronte a noi il secondo tratto, ha una scala di cambre molto esposta ed un ponticello che unisce due spuntoni. Il vento però inizia a dar fastidio e i due Orchi Zaini, non permettono di affrontare questo tratto in sicurezza. Così dopo un paio di Barrette della Rinascita io e la solita Fata Simmenthal di Luca, ripartiamo per la via facile.
In realtà le gambe sono provate, per cui tanto facile non è, ma arriviamo comunque in vista del rifugio che si presenta subito in tutta la sua magia. È affacciato sulla Val Badia. Proprio di fronte a Colfosco. Riconosciamo il rifugio in quota dove abbiamo pernottato nelle vacanze di Natale e poi di fronte Fanes, Lagazuoi e in lontananza le Tofane.
A fianco un laghetto ispiratore e le torri del Sella con una conca di detriti ancora piena di lingue di neve. Uno spettacolo incantevole che prende l'anima! Soprattutto dopo tanta fatica!
Doccia, cambio, radler e un po' di cazzaggi vari ed è già ora di cena! Stavolta a Luca va meglio: spaghetto aglio e olio (anch'io) e salsiccia (buonissima stavolta) con polenta.
Poi la notizia migliore della giornata (per lui) : ci faranno vedere la partita!
Io sono così eccitato dalla cosa che, mentre giocano, sto scrivendo, da solo in camera!
Ovviamente, non ci siamo fatti mancare scatti con i salti e la chiamata su Skype con Enrico che finalmente si è piazzato in un appartamento a Monaco (speriamo non sia un'altra truffa...) e domani inizia a lavorare là...
Ci manca molto, quest'anno sarebbe stata da tre stelle... Ma va bene così!
Domani ci aspetta un lungo trasferimento ai piedi della Marmolada, al lago di Fedaia. Per arrivarci scavalcheremo il Sella e la cosa mi emoziona, come aver scavalcato il Puez e le Odle  nei giorni scorsi!
La mitologia gnomesca oggi è stata un po' oscurata dalla fatica, ma l'Orco Zaino e la Strega Rinuncia hanno perso anche oggi...
Buona partita italia! (qui qualcuno ha esultato, ma aveva un accento spagnolo... Vado a vedere...)
A domani!