Notte
tranquilla al Puez, nonostante i due gnomi siamo stati
fatti accomandare assieme a tanti altri Tromboni Umani e nonostante
anche un tentativo di osservazione astronomica nel cuore della nostra
notte (le 23...) per cercare di interpretare i segni delle stelle per
la giornata di oggi, abbiamo riposato sufficientemente.
Ieri
sera a cena abbiamo parlato un po' con i due Israeliani e con una
signora norvegese, sulla 60ina ( o forse è più giovane e li porta
male, ma più probabile sia più vecchia e li porta bene...vabbè
chssenefrega...). I due sono in giro da soli per festeggiare i loro
40 anni, uno dei due ci ha tenuto un paio di volte a farmi capire che
è sposato, ha dei figli e non è gay... Tra l'altro è un
allergologo che ha studiato a Boston e così abbiamo modo di
commentare i motivi per cui Luca si deve accontentare di una
salsiccia schifosa e di un cesto di pane... La signora del rifugio
non si è fidata di dargli la pasta perché la cuoce nella stessa
acqua dei canederli, che hanno l'uovo! La norvegese invece fa la
guida ed è stata 26 volte da queste parti. Lei è di Oslo, ma mi
racconta che ha vissuto 7anni a Bergen quando cerco un aggancio a
quel pochissimo che so della Norvegia.
Ci
alziamo verso le 6.30, richiudiamo nelle sue vesti l'Orco Zaino che,
come tutte le sere, appena arrivato in camera (non importa se è un
camerone) esplode dalla rabbia di aver perso la partita che gioca
assieme alla Strega Rinuncia...
Colazione
frugale, pane, burro, miele e marmellata e poi si parte. Mi sa che,
nella fretta, non abbiamo neanche fatto una foto ricordo col cappello
a punta. O forse si, vedremo...
Prendiamo
per il sentiero 2 che, nel primo tratto si accomuna con altri che
scendono a Selva. La si vede laggiù in fondo. È tutto un sali e
scendi accidentato, rocce calcariche e biancastre che presentano
chiari segni di un lontanissimo passato vissuto in bella posa sulla
riva di un mare tropicale frequentato da famiglie di dinosauri. Mi
sembra sempre di riconoscerne le orme, magari lo sono davvero, almeno
alcune.
Arriviamo
alla prima forcella, del Ciampei, senza troppe sofferenze,
accompagnati dai continui fischi delle marmotte (che però non
riusciamo ad individuare) e dall'immensa fioritura di ogni tipo che
mi riprometto di fotografare per inserirla in un apposito capitolo
nel libro degli gnomi.
La
seconda Forcella, de Crespeina, proprio sopra un minuscolo lago che
porta lo stesso nome è un po' meno simpatica e la terza, proprio in
mezzo al massiccio del CIR ci massaggia un po' le gambe.
Da
lì scendiamo per un sentiero accidentato e molto frequentato nel
verso opposto soprattutto da turisti americani in canottiera e scarpe
da tennis fino al Passo Gardena.
Le
strade sono chiuse al traffico per un giro ciclistico che ha portato
su queste strade 15000 ciclisti (me l'ha detto la norvegese, non so
se sia vero...)
Breve
sosta al rifugio per un po' di bevande e un panino e poi
reimbocchiamo l'Altavia che sale tortuosa e continua prima in mezzo
ai prati e poi costeggiando le sgranate pendici del Maestoso Sella.
È
bello riconoscere le piste da sci che di inverno, di solito
percorriamo. Oddio, io non le riconosco né adesso né di inverno, ma
almeno sto al gioco e faccio a finta.
Al
rifugio giù al passo avevamo incontrato i due ragazzi (tutti i
40enni facciano la ola...) che ci hanno detto che stasera
l'allungheranno fino al Piz Boe, perché le due ore per il Pisciadu
sembrano troppo poche.
In
effetti, guardando la cartina, la strada diretta, quella segnata
prima 666 poi di nuovo 2, non sembra così lunga. Motivo in più per
provare la Variante della Ferrata Brigata Tridentina.
La
cosa, aleggiava tra di noi dopo il successo di ieri nell'incontro con
la Fata Ferratina.
Quando
ci troviamo al bivio per la Ferrata, non abbiamo un attimo di
esitazione. Si fa. Non serve neanche chiedere...
Il
sentiero 29 che porta alla ferrata, si avvicina ad una splendida
cascata. Prima di partire ne approfittiamo per riempire le borracce.
Un
sacco di gente, nel frattempo arriva. Alcuni sono attrezzati di tutto
punto, altri un po' più sciolti, senza caschetto o con scarpe
leggere. Quasi tutti, almeno all'attacco, usano un solo
moschettone. Una cosa da non fare assolutamente, ma tanta
disinvoltura ci porta a pensare che, in fondo in fondo, non sia così
difficile.
Dobbiamo
ricrederci quasi subito. Un po' per l'Orco Zaino che si vuole
vendicare della sconfitta di ieri, un po' perché alcuni passaggi
richiedono veramente sforzi atletici con tutti i muscoli del corpo,
ad un certo punto, non so come, l'Orco Zaino e l'Orco Lopez ( che
oggi mi ha colpito duramente almeno un paio di volte) si trovano in
compagnia di una serie di altri Orchi, meno ortodossi che iniziano ad
accompagnare ogni cambio di tratto di corda...
Guardando
giù lo spettacolo e emozionante, in alcuni tratti, veramente
esposti, evito proprio di farlo, ma in altri dove ti puoi ancorare
bene e tirare il fiato, mi emoziona l'idea di essere lì appeso ad un
filo, come si dice...
Passo
dopo passo, usando come aiuto la levigatura dei sassi consumati da
migliaia di escursionisti nei passaggi precedenti (mi viene in mente,
non so perchè la tetta della statua di Giulietta, sia quella di
Verona che di Monaco e Chicago hanno la tetta destra levigata da chi
crede che lo strusciamento porti fortuna) e acrobatando in qualche
passaggio più delicato soffriamo la lunghezza di questa tratta.
Sembra proprio non finire più! Ad ogni punto che sembra preludere
alla fine ne segue un altro di pendenza maggiore!!! Duri e decisi, ma
un po' sofferenti (soprattutto per gli scherzi dell'Orco Zaino)
arriviamo alla fine del primo tratto. Ci sdraiamo proprio vicino ad
un lembo di neve ancora intatto sotto il quale passa il ruscello che
dà origine alla cascata sottostante.
Di
fronte a noi il secondo tratto, ha una scala di cambre molto esposta
ed un ponticello che unisce due spuntoni. Il vento però inizia a dar
fastidio e i due Orchi Zaini, non permettono di affrontare questo
tratto in sicurezza. Così dopo un paio di Barrette della Rinascita
io e la solita Fata Simmenthal di Luca, ripartiamo per la via facile.
In
realtà le gambe sono provate, per cui tanto facile non è, ma
arriviamo comunque in vista del rifugio che si presenta subito in
tutta la sua magia. È affacciato sulla Val Badia. Proprio di fronte
a Colfosco. Riconosciamo il rifugio in quota dove abbiamo pernottato
nelle vacanze di Natale e poi di fronte Fanes, Lagazuoi e in
lontananza le Tofane.
A
fianco un laghetto ispiratore e le torri del Sella con una conca di
detriti ancora piena di lingue di neve. Uno spettacolo incantevole
che prende l'anima! Soprattutto dopo tanta fatica!
Doccia,
cambio, radler e un po' di cazzaggi vari ed è già ora di cena!
Stavolta a Luca va meglio: spaghetto aglio e olio (anch'io) e
salsiccia (buonissima stavolta) con polenta.
Poi
la notizia migliore della giornata (per lui) : ci faranno vedere la
partita!
Io
sono così eccitato dalla cosa che, mentre giocano, sto scrivendo, da
solo in camera!
Ovviamente,
non ci siamo fatti mancare scatti con i salti e la chiamata su Skype
con Enrico che finalmente si è piazzato in un appartamento a Monaco
(speriamo non sia un'altra truffa...) e domani inizia a lavorare
là...
Ci
manca molto, quest'anno sarebbe stata da tre stelle... Ma va bene
così!
Domani
ci aspetta un lungo trasferimento ai piedi della Marmolada, al lago
di Fedaia. Per arrivarci scavalcheremo il Sella e la cosa mi
emoziona, come aver scavalcato il Puez e le Odle nei giorni
scorsi!
La
mitologia gnomesca oggi è stata un po' oscurata dalla fatica, ma
l'Orco Zaino e la Strega Rinuncia hanno perso anche oggi...
Buona
partita italia! (qui qualcuno ha esultato, ma aveva un accento
spagnolo... Vado a vedere...)
A
domani!
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